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Passioni

Sono sempre stato un ragazzo sportivo, magari un pò scavezzacollo.

Diciamo che la vita tranquilla non ha mai fatto per me. Probabilmente non scalerei montagne se a 20 anni, la mia passione per la moto non mi avesse portato a folle velocità…fuoristrada!

Un fuori pista inaspettato che ha però ha dato una nuova direzione alla mia vita.

E’ stato un attimo, l’incidente intendo. Andavo troppo forte, colpa mia, così mi sono ritrovato fra due macchine… con una gamba maciullata. Anni di operazioni, la decisione di amputare l’arto destro dal ginocchio in giù e poi un lento recupero. Il tutto, grazie allo sport, ai medici, agli amici, ai familiari che mi hanno sostenuto.

E grazie alle mie passioni!

In primo luogo, la passione per la vita. Non esisteva proprio che rimanessi chiuso in casa a piangermi addosso, anche se la tentazione, lo ammetto, i primi tempi era tanta. Così, aiutato da una protesi che cresceva e migliorava con me, ho ricominciato a fare sport. Prima ripartendo con la boxe, che già praticavo prima dell’incidente, con discreto successo. Poi, dandomi all’atletica.

Ma il quadrato del ring e l’ovale della pista di atletica, si sono rivelati dei limiti troppo definiti per me. Io avevo semplicemente voglia di andare oltre. Ed è lì che ho incontrato Alessio Alfier, il mio amico preparatore atletico. E’ con lui che ho scoperto la mia vocazione per la montagna e i grandi spazi, il trekking e le attività all’aria aperta.

Ed è sempre grazie al sostegno di Alessio che ho capito che se potevo arrivare in cima al Gran Paradiso in 4 ore e 30 min., forse potevo fare anche qualcosa che fosse di stimolo ai giovani, nelle mie stesse condizioni. Da lì è nata l’idea di ROBYDAMATTI e delle imprese, da lì è nata l’idea di creare Naturabile, una Onlus che portasse in giro il messaggio sociale che la disabilità può essere superata.

In una frase bellissima di Stefano Silva, a commento di una foto scattata sul Kilimanjaro, contenuta nel libro LUCI & OMBRE, lui dice:

“Non sempre quello che appare lontano è inarrivabile, se a separarci dalla vetta è una distesa di nuvole, l”unica cosa da fare, è lasciare che ci sollevi”…

E così ho fatto: dopo l’incidente ho lasciato che tutto quello che mi impediva di vedere “la vetta”, la realizzazione dei miei sforzi, diventasse il trampolino di lancio per raggiungerli.
La soddisfazione di arrivare in cima e sapere che ho avuto la forza e la volontà di farlo, non sarebbe nulla senza le lacrime, il sudore, la fatica fisica e mentale, le piaghe sul moncone necessari per arrivarci.

Senza le mie passioni, oggi la mia vita sarebbe diversa. Io sarei diverso. Magari avrei una gamba in più. Ma non avrei negli occhi e nel cuore i Paesi e i volti delle persone che ho incontrato e conosciuto attraverso le mie imprese. Non avrei nelle orecchie i “grazie” dei ragazzi per i quali sono stato uno stimolo, e ho fatto la differenza.

Un vero peccato no?

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